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Imprese culturali e creative: varato dall’UE nuovo strumento di garanzia

Le imprese culturali e creative potranno godere di un nuovo sistema di garanzia chiamato Cultural and Creative Sectors Guarantee Facility, varato il 30 giugno 2016 dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Europa Creativa. L’obiettivo di questo strumento è di facilitare l’accesso al finanziamento per micro, piccole e medie organizzazioni che operano nel settore creativo e culturale, tradizionalmente caratterizzate da un alto profilo di rischio.

 

Cosa prevede il Cultural and Creative Sectors Guarantee Facility

Per il periodo 2014-2020 la dotazione finanziaria prevista è di 121 M di €, pari all’8,3% del budget di Europa Creativa. Secondo le stime della Commissione Europea, lo strumento potrebbe mobilitare 600 milioni di euro, con un fattore di leva pari a 5.

Il FEI (Fondo Europeo per gli Investimenti), incaricato di gestire lo Strumento di Garanzia per conto della Commissione Europea, ha avviato nel luglio scorso una procedura di selezione, mediante bando pubblico, rivolta agli intermediari finanziari interessati ad offrire alle piccole e medie imprese culturali e creative un servizio mirato di accesso al credito rispondente ad alcuni requisiti, tra i quali un portfolio di clienti con profili di rischio diversificati, multidisciplinare, multi-territoriale e una policy di management del rischio alternativa alla richiesta di garanzie reali personali.

Dal 30 settembre ad oggi il FEI ha selezionato in tutto tre istituzioni finanziarie, di cui non sono ancora stati resi pubblici i nomi, mentre altre 10 partecipano alla fase di selezione nella pipeline in attesa di ri-finanziamento. Il fondo di garanzia del FEI offrirà agli intermediari finanziari una copertura parziale del rischio corso per i prestiti concessi alle ICC. Con un limite massimo del 70% dell’investimento, la garanzia del fondo è gratuita per l’intermediario finanziario, che dovrà comunque mantenere un’esposizione di almeno il 20% degli importi impegnati.

L’obiettivo strategico dello Strumento è il pieno utilizzo del potenziale di un settore che in Europa riunisce 3 milioni di imprese, occupa 12 milioni di lavoratori, pari al 7,5% della forza lavoro UE, genera 509 miliardi di euro, cioè il 5,3% del PIL UE e il 13% delle esportazioni.

 

Qual è il ruolo che lo Strumento di Garanzia può concretamente giocare per attrarre maggiori finanziamenti a favore delle imprese culturali e creative? Quali sono gli interventi che a livello europeo e nazionale gli operatori del settore avvertono come prioritari per favorire lo sviluppo di strumenti di sostegno più efficaci?

Queste e molte altre sono le domande che hanno animato il Convegno “Carmina non dant Panem?”, che si è svolto a Roma a Palazzo Colonna il 16 dicembre scorso. L’evento, promosso dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea in collaborazione con ABI e organizzato da I-Com, ha visto la partecipazione di oltre 100 operatori delle imprese culturali e creative, esponenti del mondo bancario e finanziario, rappresentanti di istituzioni pubbliche e private e di associazioni del settore.

Il lancio dello Strumento di Garanzia UE introduce 2 importanti novità. La prima è il riconoscimento della proprietà intellettuale come asset misurabile e bancabile. La seconda, di conseguenza, è il superamento della diffusa percezione, da parte degli istituti di credito, che il settore creativo e culturale sia caratterizzato da volatilità a causa dell’intangibilità delle attività svolte. Le imprese culturali e creative, infatti, sono tradizionalmente caratterizzate da piccola dimensione, bassa o nulla profittabilità, alto rischio delle attività, scarsa capacità di autofinanziamento.

Dato che l’accesso al finanziamento è uno dei principali ostacoli alla crescita, è essenziale provare con chiarezza il valore economico e il potenziale di tale settore alle banche e agli investitori e realizzare meccanismi finanziari come ad esempio sistemi di garanzia, per incoraggiare i finanziamenti assieme ad altri strumenti finanziari innovativi come il capitale di rischio, che facilitino l’accesso al finanziamento.

Per migliorare il dialogo e la comprensione reciproca tra istituti finanziari e imprese culturali e creative, il nuovo strumento di agevolazione prevede il cosiddetto Capacity Building Scheme, ossia il trasferimento di competenze agli operatori finanziari. Le istituzioni finanziarie aderenti potranno, infatti, usufruire di consulenze sui punti critici relativi ai prestiti nel settore culturale: valutazione di modelli di business e di rischio di credito, l’utilizzo di beni immateriali (diritti di proprietà intellettuale).

 

Quali sono oggi le principali barriere che ostacolano maggiori investimenti nel settore della creatività e della cultura a livello europeo?

Quello che emerge dal dibattito è senza dubbio la necessità di ripensare globalmente regole e modelli, anche alla luce della rivoluzione digitale, per offrire alle imprese del settore un quadro normativo più omogeneo, integrato ed efficiente.

Il 13 dicembre scorso a Strasburgo il Parlamento europeo ha approvato in plenaria la Risoluzione 2016/20172 “Verso una politica coerente per il settore culturale e creativo”. Da questo documento emerge un paesaggio variegato e multidimensionale di settori spesso non comunicanti fra loro, fatto di pubblico e privato, profit e no-profit, che da un lato offre servizi alla persona e alla comunità in forma di impresa, dall’altro servizi culturali della persona e dell’identità delle comunità.

La UE vive una tensione costante tra 2 polarità: la difesa della diversità culturale e linguistica, che induce a investire nelle iniziative e nelle lingue dei paesi più piccoli, e la capacità di competere a livello mondiale, che richiede investimenti e marketing di scala appropriata. Bisogna anche osservare ad esempio che non è europea nessuna delle venti maggiori piattaforme mondiali di vendita online. Non è risolto nemmeno il problema della pirateria e della contraffazione delle merci, che incide per il 2,5% nel Commercio mondiale e costituisce il 5% dell’import UE, per un valore di 85 miliardi di euro. E mentre il consumo di musica e video, grazie al digitale, si diffonde esponenzialmente, i creativi e gli autori scontano una penalizzazione in termini di remunerazione (il cosiddetto value gap).

Le imprese culturali e creative oltretutto sono penalizzate dalla scarsità di dati omogenei e specifici relativi al mercato di riferimento. La Commissione ha lanciato diversi studi attraverso EUROSTAT, dai quali emergono dati interessanti, per esempio il fatto che tra il 2008 e il 2014 sia cresciuto il numero degli occupati delle ICC del 17,5% da 5.352.000 a 6.285.000, in controtendenza con altri settori dell’economia europea.

Le evidenze statistiche, tuttavia, non sono sufficienti a “riabilitare” il settore culturale e creativo agli occhi delle istituzioni finanziarie, che lo percepiscono come “non bancabile, con alto profilo di rischio e scarsa produttività”.

L’Italia, nel panorama dell’industria culturale e creativa, riveste un ruolo unico, se consideriamo la quantità, la varietà e la pluralità del patrimonio artistico-culturale del Bel Paese.

 

Convegno “Carmina non dant panem?”

Oltre a indicare le linee di indirizzo proposte dall’Unione Europea, i numerosi interventi che hanno scandito la sessione mattutina del Convegno “Carmina non dant panem?” contribuiscono a disegnare un panorama particolarmente frammentato e caratterizzato da una profonda cesura fra mondo creativo e mondo finanziario.

Il primo dato emerso è la risposta tiepida degli istituti finanziari all’invito del FEI ad aderire al nuovo sistema di garanzia. Solamente COFIDI, che nel periodo di programmazione 2007-2013 è stata il più grande gestore di fondi strutturali in Italia, ha presentato la propria candidatura. Alberto Baldini, responsabile settore Cinema della BNL, spiega così la decisione della “storica” banca di credito cinematografico di non candidarsi al bando UE per la gestione dello strumento di garanzia: “Gli strumenti di garanzia devono essere utili, semplici e applicabili. Lo strumento proposto da Europa Creativa di creare un portafoglio diversificato per settori, territori, argomenti , risulta troppo frammentario. E’, dunque, difficile per un istituto bancario recepire una garanzia di questo tipo. In Italia ci sono oltre 10.000 aziende che si occupano di audiovisivo; di queste, molte sono soggetti giuridici non riconosciuti, per i quali sarebbe opportuno adottare strumenti più adeguati, come il microcredito”.

Nella sessione pomeridiana del Convegno si sono tenuti 3 tavoli di lavoro paralleli, nel corso dei quali operatori del settore e rappresentanti delle istituzioni e del mondo bancario si sono confrontati sulle criticità ancora da rimuovere per favorire un rafforzamento del dialogo tra questi due mondi. Tra le soluzioni proposte, quella di rafforzare il ruolo dei fondi pubblici quale leva per l’attrazione di risorse private, ma in un contesto di generale ripensamento delle regole e dei modelli del supporto pubblico, tenuto conto che a livello europeo si affacciano nuovi strumenti di finanziamento come ad esempio il microcredito, i voucher o il crowdfunding, ancora poco impiegati e valorizzati nel comparto a livello nazionale.

 

Il settore culturale in Italia

Negli ultimi anni nel nostro Paese si è cercato di sviluppare una mentalità più consapevole della dimensione economica della cultura, attraverso strumenti maggiormente orientati alle forme miste di finanziamento, in particolare i partenariati pubblico-privato. Il presupposto è che se le istituzioni sono dotate di ramo d’azienda economico, possono essere più facilmente incoraggiate a concorrere al credito.

Numerosi i provvedimenti legislativi recentemente varati: il Piano del turismo, la nuova legge a sostegno del cinema e dell’audiovisivo, la nuova legge sullo spettacolo dal vivo, attualmente in discussione in Parlamento. Ricordiamo, inoltre, le politiche creditizie e fiscali mediante potenziamento del tax credit, il Fondo centrale di garanzia, le politiche del Mise a favore delle start-up e delle start-up innovative.

Le regioni a statuto ordinario, che hanno con lo Stato responsabilità concorrente in alcuni settori della cultura, hanno varato leggi regionali con un percorso parallelo e simile a quello statale, e hanno attivato forme di accesso al credito valide e diversificate, attraverso le Film Commission. In molte regioni sono nati veri e propri incubatori di creatività, i Fablab, tutti affiancati da misure di credito agevolato e ritagliato su misura, reso possibile dal contributo delle Fondazioni di origine bancaria.

Per quanto riguarda in particolare l’industria cinematografica e dell’audiovisivo, la legge n. 220 del 26 novembre 2016, che disciplina il settore, istituisce presso il Mibact un nuovo Fondo di Garanzia da 400 milioni di euro l’anno per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo, a fronte degli attuali circa 260 milioni allocati su diversi Fondi già esistenti. La gestione del fondo è passata da Artigiancassa a LUCE Cinecittà, un nucleo nuovo creato ad hoc. Il nuovo Fondo è destinato a finanziare incentivi e agevolazioni fiscali attraverso lo strumento del credito d’imposta, contributi automatici, contributi selettivi, contributi alle attività e iniziative di promozione cinematografica e audiovisiva.

Per superare le difficoltà di accesso al credito da parte degli operatori audiovisivi, con decreto del Mise e del Mibact, viene istituita una sezione speciale del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, dotata di contabilità separata, destinata a garantire operazioni di finanziamento di prodotti audiovisivi. La sezione ha una dotazione iniziale di 5 milioni di euro per il 2017 a valere sul Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo.

Questo fondo può essere anche alimentato attraverso le Film Commission, le regioni, etc., che potrebbero aprire sotto-sezioni in convenzione con il Mibact con un effetto moltiplicatore dato dal blending finanziario tra contributi diretti e fondi di garanzia.

Tra le novità più significative introdotte dalla Legge Cinema ricordiamo la cedibilità dei crediti d’imposta a intermediari bancari, finanziari e assicurativi sottoposti a vigilanza prudenziale, i quali possano a loro volta cedere tali crediti anche a investitori privati non appartenenti al settore cinematografico e audiovisivo. I cessionari possono utilizzare il credito ceduto solo in compensazione dei propri debiti d’imposta o contributivi.

 

Spunti per il settore culturale e creativo

Per Giovanna Barni, presidente CoopCulture, il settore tradizionale delle imprese culturali e creative è affetto da una grave fragilità, dovuta a due importanti fattori: l’assenza di una strategia sia da parte del pubblico (carenza di regole), sia dal lato privato. Occorrono, infatti, nuove forme di partenariato pubblico/privato. Le fondazioni non possono essere considerate un bancomat, ma devono essere coinvolte in tutte le fasi di progettazione. I finanziamenti devono essere considerati interventi sussidiari tra loro per disegnare lo sviluppo pluriennale di un’impresa in tutte le fasi.

Da Gianluca Comin, docente alla LUISS Guido Carli, arriva l’invito alle imprese culturali e creative a concentrarsi su obiettivi comuni e contenuti forti per evitare la frammentazione, per es. il Made in Italy, “marchio” nel quale convergono moltissime realtà creative e culturali del Bel Paese. Di centrale importanza, inoltre, la creazione di incubatori per le start up creative e l’orientamento al consumatore per individuare forme di fruizione culturale che stimolino la domanda, come la formula dell’edutainment o dei parchi a tema.

Mario Baccini, presidente Ente Nazionale Microcredito, ha sottolineato il ruolo cruciale svolto dall’Ente in questi anni per sostenere i soggetti che non hanno accesso al credito ordinario, condizione molto comune fra le imprese culturali e creative. Tra il 2011 e il 2014 sono stati erogati 277 milioni di euro per finalità produttive. L’elemento fondamentale del microcredito sono i servizi ausiliari, come ad esempio il monitoraggio e il tutoraggio, che accompagnando gli enti nel loro percorso, contribuiscono ad evitarne la mortalità. Nel 2016 il microcredito in Italia ha permesso la nascita di 3.000 nuove micro-aziende, una best practice riconosciuta dalla stessa UE.

 

In generale, tra gli operatori del settore è fortemente avvertita l’esigenza di misure a garanzia di un’equa retribuzione degli autori nella riforma del copyright così come l’attuazione di politiche per realizzare un fattivo collegamento con il mondo della scuola, della formazione professionale e del lavoro, attraverso la promozione di approcci intersettoriali e sostegno a centri di eccellenza .

Tutto ciò è possibile incrementando i fondi UE mirati per le imprese culturali e creative e sfruttando in modo ottimale le sinergie tra i programmi già esistenti, come il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (Piano Juncker) e i fondi strutturali.

 


 

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La Redazione di Prodos Academy


 

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