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Faces2Hearts: viaggio intorno al mondo alla scoperta dei progetti europei

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Faces2Hearts è un concorso mondiale di blogging che ha portato 4 giovani reporter in un viaggio indimenticabile di 5 mesi attraverso 3 continenti per documentare storie di cambiamenti positivi, spesso sconosciuti al grande pubblico. Storie ispirate a progetti finanziati dall’Unione Europea e dai suoi partner in tutto il mondo.

Perché Faces2Hearts? Perché è un viaggio nel cuore delle persone, oltre le “facce” o gli stereotipi culturali a cui troppo spesso ci abituano i media.

Lauren, Ellie, Jean-Luc e Ariel sono gli “inviati speciali” di questa incredibile avventura, nata quasi per caso nel 2017 con la partecipazione ad un concorso mondiale per bloggers bandito dalla Commissione europea per promuovere i risultati della cooperazione nel mondo.

Dopo una breve formazione a Bruxelles, i 4 giovani hanno ricevuto l’equipaggiamento e le attrezzature tecniche necessarie per intraprendere la loro nuova avventura di “reporter senza frontiere”. Ognuno di loro ha esplorato in 5 mesi diversi paesi nelle regioni Asia-Pacifico, Africa e America Latina, condividendo le proprie impressioni di viaggio con i sempre più numerosi fan attraverso blog e  social media.

La presentazione finale del progetto Faces2Hearts si è svolta Bruxelles, in occasione delle Giornate Europee dello Sviluppo 2018, dove i 4 reporter hanno potuto raccontare la loro esperienza sul campo in presenza dei professionisti della cooperazione internazionale, scambiando con loro idee e punti di vista sui temi-chiave dello sviluppo.

Ora che il loro viaggio si è concluso possiamo conoscere le loro storie e rivivere l’emozione del loro viaggio intorno al mondo attraverso le parole, le immagini e i filmati raccolti sul sito Faces2Hearts.

 

Viaggio in Cambogia: Migra-Action

Lauren Kana-Chan, storyteller canadese, ha attraversato il continente asiatico. Le tappe del suo itinerario sono state Laos, isole Fiji, Indonesia, Cambogia, Bangladesh, Nepal e Uzbekistan.

In Cambogia ha vissuto insieme agli abitanti dei villaggi per raccontare le loro esperienze di migrazione e documentare i risultati del progetto triennale Migra Action, realizzato dall’italiana  GVC Onlus con il sostegno dell’Unione europea. Il progetto è nato nel 2016 con lo scopo di monitorare, sensibilizzare e difendere i potenziali migranti, soprattutto le nuove generazioni, dai rischi a cui vanno incontro seguendo le rotte dell’immigrazione irregolare, incoraggiandoli a scegliere itinerari e modi di viaggio che li mettano per quanto possibile al riparo dalla forme di sfruttamento e di rischio.

Lauren ha raccolto le testimonianze di chi è rientrato dalla Thailandia, dopo aver vissuto l’esperienza della tratta o dello sfruttamento. La blogger canadese ha visitato anche il distretto di Kralanh, un’area nota per l’alto tasso di migrazione tra i cambogiani.

Durante le attività di formazione, Lauren ha spiegato ai giovani cambogiani coinvolti nel progetto  le tecniche della video intervista e i “trucchi” per imparare a documentare con un semplice smartphone le storie di chi li circonda. “Ora i ragazzi dei villaggi – racconta Lauren nel suo reportage – sono più in grado di comprendere quali siano i rischi e possono scegliere di migrare in maniera consapevole. Grazie alle tecniche di storytelling apprese dai giovanissimi reporter sarà più facile diffondere l’informazione sulla migrazione attraverso canali sicuri affinché si riducano sempre di più i casi di abuso”.

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Viaggio in Bolivia: Chipaya, gli uomini dell’acqua

Ariel Contreras, vlogger come si definisce lui, ha viaggiato lungo il continente latino-americano per documentare con la sua telecamera interessanti progetti di resilienza e inclusione sociale. Qui vogliamo ricordare la sua esperienza in Bolivia, nella comunità degli Uru chipaya.

Gli Uru Chipaya vivono nel deserto dell’altipiano boliviano, in prossimità della frontiera con il Cile e si denominano Qnas Soñi, gli Uomini dell’Acqua. Sono un popolo indigeno di grande valore storico e culturale, depositario di una conoscenza ancestrale legata alla terra e al mondo degli animali.

Purtroppo, i cambiamenti climatici e l’isolamento sociale, accompagnato dal massiccio esodo di giovani che abbandonano la comunità per cercare opportunità di lavoro nelle grandi città del Cile e della Bolivia, stanno mettendo a repentaglio la sopravvivenza di questa antica comunità.

Il progetto “Chipaya, tra tradizione e tecnologia, per un comune resiliente”, finanziato dall’Unione Europea e da GVC e dal suo partner CEBEM (Centro Boliviano per gli Studi Multidisciplinari), ha contribuito a migliorare le condizioni di vita del popolo indigeno Uru Chipaya attraverso il recupero di conoscenze ancestrali e buone pratiche che hanno permesso alla popolazione indigena di vivere ed adattarsi per secoli in un territorio caratterizzato da condizioni ambientali estreme.

Al momento della mia visita – racconta Ariel nel suo reportage di viaggio – ho potuto assistere sia a piani di emergenza, come la costruzione di barriere di contenimento  per evitare che le alluvioni potessero colpire le case, sia a strategie a lungo termine, come ad esempio la creazione di un orto scolastico, dove far crescere sementi e ortaggi che altrimenti non potrebbero crescere nel terreno salino e sterile che abbonda nelle loro terre. Questo dovrebbe contribuire a migliorare la dieta e la salute dei Chipaya, poiché hanno una alimentazione molto povera a causa delle scarse risorse disponibili”.

Tra le varie finalità del progetto c’è la promozione turistica di una regione ricca di storia e assolutamente da valorizzare, attraverso, per esempio, il recupero delle tradizionali tecniche di artigianato e della tessitura. “Per me il caso più emblematico – scrive Ariel – è l’ostello per turisti che hanno costruito nello stile  dei putucus (edifici tradizionali Chipaya). Qui offrono letto, bagno, acqua calda, sala da pranzo e noleggio biciclette per visitare i dintorni”.

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L’Unione europea sostiene progetti in molti settori di interesse. Scopri i punti di forza dei progetti finanziati nella sezione CASI DI SUCCESSO dei nostri Strumenti di europrogettazione

Viaggio in Costa d’Avorio: ambasciatrici della salute a Man

Jean-Luc Habimama, appassionato di fotografia documentaria, è co-fondatore della piattaforma MyStory Rwanda, che mette in collegamento giovani storytellers.

Chi può cambiare lo spirito della comunità meglio delle donne?

All’inizio del 2011 è scoppiata una guerra civile in Costa d’Avorio. L’infrastruttura è stata distrutta e le persone sono fuggite dalle loro case. Nella città di Man, una delle più colpite dalla guerra, l’infrastruttura sanitaria è stata gravemente compromessa e molti operatori sanitari hanno dovuto lasciare l’area. Di conseguenza, gli abitanti avevano un’unica scelta: il ritorno alla medicina tradizionale.

Con la fine della crisi, gli ospedali hanno iniziato a riaprire, ma le persone hanno continuato ad affidarsi alla medicina tradizionale. Era necessario trovare una soluzione per incoraggiare la popolazione locale a riacquistare fiducia negli ospedali.

Nel 2014, la CARITAS, finanziata dall’Unione Europea, ha lanciato un progetto in cui un gruppo di donne è stato scelto per promuovere la salute nelle loro comunità. Le donne selezionate hanno seguito un percorso formativo per imparare a leggere e a scrivere e hanno acquisito specifiche competenze in materia di assistenza sanitaria pubblica.

Uno dei problemi maggiori – sottolinea Jean-Luc nel suo reportage – era quello di convincere le donne a partorire in ospedale anziché a casa”. Le “ambasciatrici della salute” hanno condotto campagne di sensibilizzazione, incoraggiando i propri concittadini, e in particolare le donne, a rivolgersi alle strutture sanitarie in caso di necessità.

Il progetto, oltre a migliorare sensibilmente la qualità di vita e di salute degli abitanti, ha dato l’opportunità alle donne “ambasciatrici” di acquisire nuove competenze e di avviare attività autonome, come nel caso di Eduige, che dopo questa esperienza ha aperto un’attività di ristorazione nella sua città.

Anche se questo progetto è finito – conclude Jean-Luc – è davvero bello vederli consapevoli che il benessere della loro comunità è nelle loro mani”.

 

Viaggio in Mozambico: Gold warriors

Eleonora Tomassi, detta Ellie, romana, con una grande passione per l’arte e la poesia. Il suo viaggio l’ha portata in Africa, attraverso Mozambico, Zimbabwe, Sud Africa e Madagascar, per raccontare con parole, immagini e video piccole grandi storie di coraggio.

Una di queste riguarda il Mozambico, dove l’Unione europea, in collaborazione con alcune ONG internazionali, ha finanziato importanti programmi che hanno migliorato la vita di molti mozambicani.

Uno dei progetti che ha particolarmente colpito Ellie è stato Artisanal Mining Project di Pemba, nella provincia di Cabo Delgado, finanziato dall’UE e realizzato da Medicus Mundi e Centro Terra Viva.

Il Mozambico è un Paese ricco di risorse minerarie. Circa 10 anni fa è scoppiata una vera e propria “febbre dell’oro” nel distretto di Cabo Delgado per l’estrazione di metalli preziosi, che ha spinto migliaia di persone disperate ad abbandonare i loro villaggi per “cavalcare l’onda” di una apparentemente facile ricchezza.

Molti di loro, a causa delle lunghe procedure burocratiche per ottenere i permessi, hanno iniziato a lavorare clandestinamente nelle miniere, in modo precario e senza alcuna protezione, utilizzando una soluzione tossica a base di mercurio per trattare i minerali. L’uso del mercurio ha provocato gravissimi danni ambientali (inquinamento dell’aria, dei terreni e delle falde acquifere), e di salute pubblica  (danni cerebrali e disabilità permanenti).

Il programma realizzato dall’associazione spagnola Medicus Mundi a Cabo Delgado, ha contribuito a prevenire i rischi collegati all’industria estrattiva:

  • aumentando la consapevolezza delle ripercussioni sulla salute dell’uso del mercurio nell’estrazione dell’oro;
  • introducendo il metodo del borace per sostituire Mercurio;
  • sensibilizzando i minatori sulla questione ambientale;
  • lavorando a livello di comunità per contrastare il fenomeno dell’impiego illegale nella Provincia di Cabo Delgalo.

Finora – spiega Ellie nel suo reportage – pochi minatori sono stati addestrati all’uso del borace, però quando parlo con loro sono stata molto felice di constatare che la maggior parte dei minatori effettivamente comprende l’importanza di utilizzare tecniche nuove e sostenibili”.

L’iniziativa Faces2Hearts è promossa e finanziata dalla direzione generale della Commissione europea per la Cooperazione internazionale e sviluppo (DG DEVCO) per far conoscere il proprio impegno nel portare cambiamenti positivi a milioni di persone nel mondo.

L’UE e i suoi paesi membri sono il più grande donatore di assistenza ufficiale allo sviluppo (APS) nel mondo. La Commissione europea nel 2016 ha erogato da sola oltre 10,3 miliardi di euro in APS per ridurre i livelli di povertà, garantire lo sviluppo sostenibile e promuovere democrazia, stato di diritto, buon governo e rispetto dei diritti umani.

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La Redazione di Prodos Academy

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