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Cooperazione europea: nel 2018 diminuiscono gli aiuti pubblici allo sviluppo

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Secondo il Rapporto di Concord “AidWatch2018” diminuiscono gli aiuti europei allo sviluppo. A incidere sul calo anche i costi per la gestione e il contrasto dei flussi migratori.

In risposta all’aumento del flusso migratorio tra il 2013 e il 2016, l’UE ha sviluppato diversi piani, accordi di cooperazione con paesi terzi, destinando la maggior parte aiuti allo sviluppo per la gestione di tale fenomeno.

Budget e rendicontazione dei progetti europei (1)

Ma dopo il picco 2015-2016, il calo dei flussi migratori ha inciso notevolmente sul volume complessivo degli aiuti, portando all’allontanamento da quei tanto aspirati obiettivi di sviluppo sostenibile,  al centro dell’Agenda3030.

 

Ma cosa si intente per Aiuto Pubblico allo Sviluppo?

Si tratta di una forma di aiuto fornita dai governi a sostegno dello sviluppo economico, sociale e politico dei paesi in via di sviluppo (i c.d. Paesi partner). Diversi paesi industrializzati si sono impegnati a raggiungere lo 0,7% del loro PIL in aiuto pubblico allo sviluppo. Nel 2017 l’aps italiano è cresciuto del 10,2% raggiungendo 5.734 milioni dollari, ovvero lo 0,29% del reddito nazionale lordo (rnl).

Un dato molto vicino all’obiettivo intermedio dello 0,30 entro il 2020 ma ancora distante dall’obiettivo vero e proprio dello 0,7 aps/rnl.

Al momento, nella classifica dei fondi stanziati per l’aiuto pubblico allo sviluppo l’Italia risulta sesta tra i paesi del comitato sviluppo dell’Ocse.

L’aiuto si divide in due macro categorie:

  • multilaterale
  • bilaterale – qui rientra la voce rifugiati nel paese donatore, ovvero di fondi che non escono dal paese donatore e che poco hanno a che fare con l’aiuto ai paesi meno sviluppati.

Negli ultimi anni le risorse allocate dai paesi donatori, sia pure in crescita, non sono state tutte destinate alla lotta contro povertà e disuguaglianza, ma hanno coperto i costi dell’accoglienza dei rifugiati nei singoli paesi. In Italia, secondo i dati Ocse, nel 2017  il capitolo rifugiati nel paese donatore ha rappresentato il 31,4% dell’aps, risultando tra le prime dei paesi Ocse.

Se dunque finora la voce “costi dei rifugiati” ha pesato notevolmente sui bilanci della cooperazione, alla luce del calo dei flussi migratori di questi ultimi anni qualcosa sta cambiando.

 

Il rapporto Aid Watch 2018: battuta d’arresto per l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS)

Al netto del trend positivo italiano, nel complesso i dati Ocse del 2017 relativi ai 29 Paesi donatori avevano già mostrato un calo dello 0,6% nella spesa globale in Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps). Ora anche il  nuovo rapporto di Concord Europe (la Confederazione che raccoglie oltre 2600 ONG dei paesi dell’Unione) dal titolo “Aid and Migration: The externalisation of Europe’s responsibilities“ ne analizza i possibili impatti.

Nello specifico, viene preso in considerazione il legame tra il processo di migrazione e le politiche di sviluppo all’esterno dell’Europa. La prima sezione del documento offre una panoramica sull’evoluzione della migrazione e dell’asilo nell’UE e delle politiche portate avanti nell’ultimo decennio; la seconda esamina le tre principali sovrapposizioni tra politiche dell’aiuto e della migrazione.

Quello che è chiaro è che essendo una delle cause di questa battuta d’arresto dovuta alla riduzione dei flussi migratori, la politica dell’Unione  dovrà inevitabilmente ripensare ad un ricollocamento degli aiuti in modo in modo più efficace e coerente anche con gli obiettivi di sviluppo preposti.

 

Gli aiuti nel Post 2020

A seguito del ristagno dei flussi di APS di molti Stati membri dell’unione, la Commissione ha recentemente proposto un aumento del budget del 26% per le azioni esterne come parte del prossimo Quadro finanziario pluriennale post-2020.

 

Perché è una priorità?

La primavera araba, i conflitti in Siria e in altri paesi del Medio Oriente sono certamente fattori che in questi anni hanno influito sull’aumento del flusso migratorio. Ma la crisi stessa è anche il risultato di una risposta imperfetta e inefficiente da parte dell’Europa, con  gravi ripercussioni sulla quantità e sulla qualità dei programmi di aiuto e sviluppo. Questo ha avuto un triplice effetto:

  1. l’inflazione degli aiuti (nel 2016 un quinto del totale degli aiuti bilaterali dell’UE è stato speso per programmi interni sui rifugiati;
  2. la deviazione degli aiuti (un’ingente somma di denaro è stata impegnata nell’obiettivo dichiarato di affrontare le “cause profonde di migrazione “in Africa);
  3. la condizionalità dell’aiuto (il controllo del fenomeno migratorio è una clausola sempre più evidente negli accordi bilaterali europei con i paesi di origine e di transito).

Alla luce di ciò, è evidente come l’Europa dovrebbe riconsiderare queste politiche poiché minano la credibilità della sua azione esterna e la qualità dell’assistenza ufficiale allo sviluppo (APS) dell’UE.

Essendo l’Ue il principale donatore mondiale nell’ambito dell’assistenza allo sviluppo impegnato nel mantenimento della pace e stabilità, non solo all’interno dei propri confini, una delle priorità rimane dunque quella di dotarsi di quella flessibilità necessaria per reagire più rapidamente alle nuove crisi e alle nuove sfide.

 

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